10 consigli tecnologici che sarebbe meglio smettere di dare
Non so chi sia il responsabile della prima bufala tecnologica della storia.
So solo che dev'essere stato talmente convincente che, a distanza di decenni, continuiamo ancora a ripeterci le stesse cose.
"Non lasciare il telefono in carica tutta la notte."
"I Mac non prendono virus."
"Se chiudi le app, il telefono diventa più veloce."
Ogni volta è la stessa storia. Qualcuno lo dice con un'aria talmente sicura che ti viene quasi voglia di chiedergli dove abbia preso la laurea. Poi scopri che la fonte è il cugino dell'amico del vicino... che una volta ha formattato un computer con Windows XP e da allora viene consultato come l'oracolo di Delfi.
Il problema è che la tecnologia cambia a una velocità assurda. Quello che era vero quindici anni fa oggi potrebbe essere completamente sbagliato. Eppure certe convinzioni sembrano immortali. Sopravvivono ai telefoni, ai computer, ai sistemi operativi e probabilmente sopravvivranno anche a noi.
Per questo ho raccolto dieci delle bufale tecnologiche più diffuse. Alcune ti faranno dire: "Aspetta... quindi non è vero?" Altre ti faranno pensare: "Accidenti, questa l'ho sempre detta anch'io."
Niente processi, tranquillo. L'obiettivo non è prendere in giro chi ci è cascato, non troppo almeno... Anche perché, nel mondo della tecnologia, prima o poi ci caschiamo tutti. L'importante è uscirne con qualche convinzione sbagliata in meno... e magari con un po' di sano sospetto la prossima volta che qualcuno inizia una frase con: "Fidati, io me ne intendo."
1. "Chiudere tutte le app aperte fa risparmiare batteria"
C'è chi, ogni volta che prende in mano il telefono, apre la schermata delle app recenti e comincia a chiuderle tutte con la dedizione di una casalinga che sta spolverando il salotto prima dell'arrivo degli ospiti.
Una... due... dieci... venti...
Alla fine osserva il telefono con soddisfazione.
"Ecco. Adesso respira."
Peccato che il telefono stesse già respirando benissimo anche prima.
È una delle bufale tecnologiche più dure a morire. Anzi, ormai è diventata un rito. Come dare due pacche sul televisore quando non prendeva il segnale. Non serviva quasi mai, ma guai a smettere.
Gli smartphone moderni sono progettati per gestire automaticamente le app in background. Se un'app non sta facendo nulla, Android e iPhone la mettono praticamente a dormire. Non è lì a consumare batteria come un bambino che ha appena scoperto quanto sono fighi gli Energy Drink.
Chiuderla continuamente, invece, significa costringere il telefono a riaprirla da zero ogni volta che ti serve.
È un po' come chiudere il frigorifero dopo aver preso il latte... e, cinque secondi dopo, staccare direttamente la corrente "per risparmiare". La volta successiva dovrai riaccenderlo e farlo ripartire da capo. Non è proprio un affare.
Naturalmente ci sono delle eccezioni.
Se un'app si è bloccata, continua a consumare batteria in modo anomalo o si comporta come quel collega che invece di lavorare apre quaranta schede del browser e poi si lamenta che il PC è lento, allora sì, chiuderla ha perfettamente senso.
Ma farlo ogni volta "per tenere il telefono leggero" oggi è inutile.
Anzi, in molti casi ottieni l'effetto opposto.
Verdetto:
❌ Bufala
Cosa fare davvero:
Lascia lavorare il sistema operativo. È stato progettato per questo. Ogni tanto, perfino la tecnologia sa fare il suo mestiere senza che noi le stiamo con il fiato sul collo.
2. "Lasciare il telefono in carica tutta la notte rovina la batteria"
C'è una categoria di persone che, ogni sera, vive gli ultimi minuti prima di andare a dormire con la tensione di un artificiere davanti a un ordigno. Il telefono è al 97%.
Al 98%.
Al 99%.
"Staccalo! Se arriva al 100% gli fai male!"
Sembra quasi che il povero smartphone, una volta completamente carico, inizi a soffrire in silenzio.
La verità è che gli smartphone moderni sono molto più intelligenti di quanto pensiamo. E, ogni tanto, anche più intelligenti di chi gli dà consigli.
Una volta raggiunto il 100%, il telefono non continua a riempire la batteria all'infinito. Sarebbe come cercare di versare altra acqua in una bottiglia già piena. L'acqua non entra. Finisce solo sul pavimento... e tua moglie ti chiede se hai intenzione di asciugare.
Il telefono, invece, fa una cosa molto meno spettacolare: smette di caricare e mantiene la batteria entro un intervallo sicuro.
Certo, questo non significa che lasciare il telefono collegato al caricabatterie per giorni interi sia una grande idea. Il calore è uno dei nemici delle batterie e, nel lunghissimo periodo, può contribuire a farle invecchiare più in fretta.
Ma la classica notte sul comodino?
Puoi dormire tranquillo.
L'unico a rischiare qualcosa sei tu... se alle tre del mattino decidi di controllare "solo una notifica" e un'ora dopo ti ritrovi a guardare un video intitolato:
"Perché gli antichi Romani usavano il garum?"
Come ci sei arrivato resta uno dei grandi misteri di Internet.
Verdetto:
⚠️ Bufala... con un pizzico di verità.
Cosa fare davvero:
Se puoi, evita di far scaldare inutilmente il telefono e usa caricabatterie di buona qualità. Per il resto, lascia lavorare i sistemi di protezione: sono stati progettati proprio per evitare che la batteria si trasformi in una pentola a pressione
3. "I Mac non prendono virus"
Questa è una delle bufale tecnologiche più longeve in circolazione.
Succede più o meno così.
Qualcuno compra un Mac.
Dopo cinque minuti arriva l'amico esperto.
Quello che parla con la sicurezza di chi ha scoperto il fuoco.
"Tranquillo. Hai un Mac. I virus sono un problema di Windows."
È un po' come indossare un'armatura medievale e pensare di poter attraversare un campo di battaglia senza elmo, senza scudo e con il sorriso stampato in faccia.
L'armatura ti protegge.
Ma le frecce continuano a esistere.
E, se fai abbastanza lo spavaldo, prima o poi una ti trova.
Con i Mac funziona allo stesso modo.
Apple ha costruito un sistema molto sicuro. macOS integra diverse protezioni e, rispetto a Windows, è spesso un bersaglio meno frequente per molti malware.
Ma "meno frequente" non significa "impossibile".
Esistono virus, trojan, ransomware e altri malware pensati anche per macOS. E poi ci sono le truffe online, il phishing e i siti fasulli.
Perché puoi avere anche il computer più sicuro del mondo...
...ma se clicchi sul gigantesco pulsante:
"HAI VINTO UN IPHONE GRATIS! CLICCA QUI!"
stai praticamente aprendo tu il portone del castello e invitando dentro il nemico.
La sicurezza non è un mantello magico.
È fatta di aggiornamenti, attenzione e un pizzico di sano sospetto.
Verdetto:
❌ Bufala
Cosa fare davvero:
Aggiorna sempre macOS, scarica software solo da fonti affidabili e diffida di email e siti sospetti. Il miglior antivirus resta ancora quello che hai tra le orecchie.
4. "Più tacche del Wi-Fi significa Internet più veloce"
Ammettilo.
L'hai fatto anche tu.
La pagina non si apre.
Prendi il telefono.
Guardi le tacche del Wi-Fi.
Ne manca una.
Cominci a camminare per casa con il braccio alzato come se stessi cercando di parlare con gli alieni.
Un passo a sinistra.
Uno a destra.
Una posizione strana vicino alla finestra.
Niente.
Allora ti sposti di altri venti centimetri.
Perché, evidentemente, quei venti centimetri potrebbero cambiare il destino dell'umanità.
Il problema è che le tacche raccontano solo una parte della storia.
È un po' come andare al ristorante e vedere che ci sono dieci camerieri.
Potresti pensare:
"Perfetto! Mangerò subito."
Poi scopri che in cucina c'è un solo cuoco, il forno è rotto e davanti a te ci sono cinquanta comande.
A quel punto puoi avere anche cento camerieri...
...la carbonara non arriva comunque.
Con il Wi-Fi succede qualcosa di molto simile.
Le tacche indicano quanto bene il telefono comunica con il router.
Ma non dicono nulla sulla velocità della tua connessione Internet.
Se la linea del tuo operatore è lenta, è congestionata o sta avendo problemi, puoi avere il Wi-Fi al massimo...
...e aspettare comunque il caricamento di un video come se fosse il 2007.
Verdetto:
⚠️ Bufala... ma con una parte di verità.
Cosa fare davvero:
Le tacche sono importanti, ma non sono tutto. Se Internet è lento, il problema potrebbe essere il router, il tuo operatore, la rete congestionata o perfino il sito che stai cercando di visitare. Insomma, non prendertela subito con quella povera tacca mancante.
5. "Più megapixel significa fotocamera migliore"
Se dovessimo credere alle pubblicità, a quest'ora dovremmo fare fotografie talmente perfette da vedere anche i pensieri della gente.
48 megapixel.
64 megapixel.
108 megapixel.
200 megapixel.
Tra un po' arriverà il telefono da 3.000 megapixel e qualcuno cercherà di fare una foto dal cortile di casa, alla navicella della prossima missione Artemis.
I megapixel sono diventati un po' come i cavalli nelle automobili.
Più il numero è grande, più fa colpo.
Ma non raccontano tutta la storia.
È un po' come scegliere il miglior cavaliere del regno guardando soltanto la lunghezza della sua spada.
Arriva sul campo di battaglia con un'armatura scintillante, una spada enorme e un'aria da eroe.
Tutti pensano:
"Questo da solo vince la guerra."
Poi suona la tromba.
Prova a estrarre la spada...
...gli cade per terra.
Cerca di raccoglierla.
Cade da cavallo.
E dopo cinque secondi è già steso nel fango.
L'equipaggiamento era spettacolare.
Il cavaliere un po' meno.
Con le fotocamere succede esattamente la stessa cosa.
I megapixel indicano quanti dettagli può registrare il sensore, ma una bella fotografia dipende da moltissimi altri fattori: la qualità del sensore, le lenti, il software che elabora l'immagine, la luce e, soprattutto, chi sta dietro alla fotocamera.
È il motivo per cui, a volte, uno smartphone con "soli" 12 megapixel riesce a scattare foto migliori di uno con 108.
Perché una fotocamera non è fatta di un solo numero.
È fatta da tante cose che lavorano insieme.
Verdetto:
❌ Bufala.
Cosa fare davvero:
Quando scegli uno smartphone, non fermarti ai megapixel. Guarda recensioni, confronta foto reali e valuta la qualità complessiva della fotocamera. Perché, alla fine, la foto la guarderai tu... non la scheda tecnica.
6. "La modalità in incognito ti rende anonimo su Internet"
Molti usano la modalità in incognito convinti che sia una specie di mantello dell'invisibilità.
Apri la finestra in incognito.
Ed è fatta.
Nessuno può più sapere cosa stai facendo.
Google no.
Il tuo operatore no.
Il sito che stai visitando no.
Praticamente ti senti James Bond... con una connessione Wi-Fi.
Peccato che la modalità in incognito faccia una cosa molto più semplice.
È come andare al supermercato con un paio di baffi finti.
Tu ti senti irriconoscibile.
Ma hai la stessa faccia.
Gli stessi vestiti.
La stessa macchina parcheggiata fuori.
E stai pagando con la stessa carta di credito.
L'unica persona che hai davvero ingannato...
...sei tu.
La modalità in incognito non ti rende invisibile su Internet.
Semplicemente impedisce al tuo browser di salvare cronologia, cookie e ricerche sul dispositivo che stai usando.
È utile se condividi il computer con altre persone.
Ma il tuo provider Internet, il sito che visiti, il datore di lavoro (se usi la rete aziendale) e molti altri possono comunque vedere la tua attività.
Verdetto:
❌ Bufala
Cosa fare davvero:
Usa la modalità in incognito quando non vuoi lasciare tracce sul tuo dispositivo, non quando pensi di essere diventato invisibile online. Per quello servono altri strumenti, e anche quelli hanno dei limiti.
7. "Una calamita può cancellare i dati del telefono"
Questa è una di quelle leggende che si tramandano da anni.
"Attento! Allontana il telefono da quella calamita!"
"Ti cancella tutto!"
A sentirla raccontare sembra che basti appoggiare una calamita sullo smartphone...
...e il telefono si trasformi in un costoso fermacarte.
In realtà, gli smartphone moderni non memorizzano i dati come facevano i vecchi floppy disk o gli hard disk magnetici.
È un po' come pensare di poter svuotare una piscina...
...puntandole contro un asciugacapelli.
Sì, l'asciugacapelli esiste.
Funziona.
Ma è lo strumento sbagliato.
Con gli smartphone succede qualcosa di simile.
Le normali calamite da frigorifero, da borsa o da supporto per auto non cancellano le foto, i contatti o le chat.
Esistono magneti industriali estremamente potenti che possono interferire con alcuni dispositivi elettronici, ma non è certo la calamita che tiene attaccata la lista della spesa al frigorifero a far sparire vent'anni di fotografie.
Verdetto:
❌ Bufala
Cosa fare davvero:
Non preoccuparti delle comuni calamite. Molto più pericolosi per i tuoi dati sono una caduta sul pavimento, un tuffo nel mare o... cancellare la cartella sbagliata pensando di fare pulizia
8. "Il 5G fa male"
Ogni volta che spunta una nuova antenna 5G succede sempre la stessa storia.
C'è chi la fotografa.
Chi la indica.
Chi apre Facebook.
E dopo dieci minuti compare qualcuno che scrive:
"Ecco perché mi fa male la testa."
Strano.
Perché fino al giorno prima la colpa era del glutine.
Prima ancora del Wi-Fi.
Prima ancora del microonde.
E prima ancora delle scie chimiche.
Le antenne, evidentemente, sono diventate il capro espiatorio ufficiale del ventunesimo secolo.
È un po' come vedere un lampione acceso e concludere che sia lui a far sorgere il Sole.
"Guarda! Si è acceso il lampione... cinque minuti dopo è arrivato il giorno. Coincidenza? Non credo."
No.
È semplicemente successo un'altra cosa nello stesso momento.
Le reti 5G utilizzano onde radio, esattamente come televisione, radio, Wi-Fi e telefoni cellulari fanno da decenni.
Cambiano frequenze, tecnologie e prestazioni.
Non diventano improvvisamente raggi della morte.
Se fosse così, i tecnici che lavorano ogni giorno sotto le antenne dovrebbero essere i primi a lasciarci le penne. E invece la realtà, quella noiosa che rovina sempre le belle teorie, continua a non collaborare.
Verdetto:
❌ Bufala
Cosa fare davvero:
Informati da fonti scientifiche e diffida di chi dimostra una teoria indicando un'antenna con il dito. Di solito è lo stesso metodo investigativo usato dai gatti quando fissano il muro convinti che ci sia un fantasma.
9. "Se il telefono cade in acqua, mettilo nel riso"
È probabilmente il consiglio tecnologico più tramandato della storia.
"È caduto nel lavandino?"
"Corri! Prendi il riso!"
Non un asciugamano.
Non un tecnico.
Non il buon senso.
Il riso.
A questo punto mi sorprende che nessuno consigli anche una spolverata di parmigiano.
L'idea nasce dal fatto che il riso assorbe un po' di umidità.
Il problema è che l'acqua che è entrata dentro al telefono non decide di uscire perché fuori c'è un pacco di riso Parboiled.
È un po' come cercare di spegnere un incendio in una casa...
...mettendo un secchio d'acqua sul marciapiede.
Tecnicamente l'acqua c'è.
Ma nel posto sbagliato.
Con il telefono succede qualcosa di simile.
Il riso può assorbire una minima parte dell'umidità esterna, ma non risolve il problema dell'acqua all'interno del dispositivo. Anzi, la polvere e i piccoli frammenti di riso possono perfino finire nelle porte o nei connettori.
La cosa migliore da fare è spegnere subito il telefono (se è ancora acceso), non provare a ricaricarlo e lasciarlo asciugare completamente. Se ha preso molta acqua, la soluzione più sicura resta farlo controllare.
Verdetto:
❌ Bufala
Cosa fare davvero:
Niente pentole di riso e niente ricette improvvisate. Un telefono bagnato ha bisogno di tempo per asciugarsi e, nei casi peggiori, di un intervento tecnico. Il risotto può aspettare.
10. "Se l'ha scritto Internet, allora è vero"
Internet è una delle più grandi invenzioni della storia.
In pochi secondi puoi consultare enciclopedie, seguire corsi universitari, leggere studi scientifici...
...oppure convincerti che la Terra sia piatta e sia governata da lucertole interdimensionali
La scelta, sorprendentemente, è tua.
Il problema è che molte persone trattano qualsiasi cosa leggano online come se fosse una verità assoluta.
"L'ho letto su Internet."
Come se Internet fosse una persona.
Una specie di vecchio saggio con la barba lunga che vive su una montagna e distribuisce verità.
Peccato che Internet sia semplicemente un posto dove può scrivere chiunque.
Il premio Nobel.
Il ricercatore.
Il meccanico.
E il nostro affezionato ammiocugino.
E anche quello che alle tre del mattino è convinto che le piramidi siano state costruite dai pinguini.
È un po' come entrare in farmacia con quaranta di febbre.
Dietro al bancone ci sono un medico e un farmacista.
Ma tu li ignori completamente.
Ti giri verso uno sconosciuto in ciabatte, con una brioche in una mano e una bibita nell'altra, e gli chiedi:
"Secondo lei questo farmaco va bene?"
Lui risponde con assoluta sicurezza.
E tu gli credi.
Senza sapere chi sia.
Senza sapere cosa faccia nella vita.
Senza sapere se, cinque minuti prima, stesse cercando su Internet come si scrive "tachipirina".
Su Internet succede esattamente la stessa cosa.
Non basta leggere qualcosa.
Bisogna chiedersi chi lo sta dicendo, quali prove porta e se quello che afferma è confermato anche da fonti affidabili.
Perché online la sicurezza con cui una persona scrive...
...non ha alcun rapporto con la probabilità che stia dicendo una sciocchezza.
Verdetto:
❌ Bufala
Cosa fare davvero:
Prima di credere a una notizia, controlla chi l'ha pubblicata, confronta più fonti e chiediti sempre una cosa molto semplice:
"Mi fiderei di questa persona se me lo dicesse guardandomi negli occhi?"
Se la risposta è no...
...forse non dovresti fidarti nemmeno perché l'ha scritto sotto un post su Internet.
Conclusione
La tecnologia cambia a una velocità impressionante.
Le bufale, invece, sembrano avere gli aggiornamenti automatici.
Ne scompare una...
...e ne spuntano altre tre.
Alla fine non è nemmeno colpa della tecnologia.
È che il nostro cervello adora le spiegazioni semplici, soprattutto quando sembrano avere perfettamente senso.
"Chiudi tutte le app."
"Mettilo nel riso."
"Il 5G ci controlla."
"L'ho letto su Internet."
Sono frasi che si ricordano facilmente.
Peccato che ricordarle non significhi che siano vere.
La prossima volta che qualcuno ti darà un consiglio tecnologico infallibile, non prenderlo per oro colato.
Fatti una domanda.
"Come fa a saperlo?"
Perché la differenza tra una persona informata e una persona che crede a qualsiasi cosa...
...spesso non è la quantità di conoscenze.
È la quantità di dubbi.
E, in un mondo pieno di guru improvvisati, esperti da tastiera e cugini che "lavorano nell'informatica", imparare a farsi la domanda giusta vale molto più che imparare la risposta sbagliata










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